Villa Moro – Bernardo – Morchio oggi Favaro

Villa Bernardo-Morchio

Villa Bernardo-Morchio (c) http://www.comune.scorze.ve.it/

È situata presso una curva di via Moglianese Peseggia, verso la fine dell’abitato.

Si tratterebbe del più antico palazzo del Comune di Scorzè: la struttura dell’edificio e gli elementi gotici lo collocherebbero tra la fine del Trecento e l’inizio del Quattrocento.

La prima citazione è però del 1480 quando era proprietà del patrizio Cristoforo Moro, cugino dell’omonimo doge. I Moro mantennero le proprietà sino alla metà del Cinquecento quando Gasparo Moro, rimasto senza eredi diretti, lo diede al nipote GioBatta Bernardo. A quest’ultimo si devono alcuni importanti lavori di restauro che diedero all’edificio un aspetto rinascimentale. Con la caduta della Serenissima i Bernardo si indebitarono e, nel 1812, vendettero le loro proprietà ai Baretta, che già possedevano l’attuale Villa Spangaro.

Nel 1863 il palazzo passò ai Morchio e, dal 1948, è dei Favaro che negli anni novanta ne hanno curato il restauro.

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La facciata principale presenta sette assi di finestre ed è sopraelevata da un abbaino centrale. In corrispondenza dei saloni centrali si aprono il portale di ingresso, ad arco, e un’analoga porta finestra affacciata su un balconcino con parapetto ferro battuto. Le altre aperture sono finestre rettangolari, ma quelle al primo piano hanno in realtà il profilo arcuato tamponato. Il restauro ha reso visibili le tracce di finestre a sesto acuto. Sono inoltre presenti lembi di intonaco cinquecentesco decorato con un motivo a scacchi rossi.

Ai lati della villa si addossano due camini con comignoli alla veneziana. Nei pressi si possono notare due monofore ad arco trilobato murate.

Per quanto riguarda gli interni, nel salone del piano terra sono stati portati alla luce i frammenti di un vasto affresco che doveva estendersi su tutte le pareti della stanza; degno di nota è il soffitto alla sansovina. Nel salone del piano nobile si ha un altro ciclo di affreschi (si direbbero sempre cinquecenteschi) incorniciati da riquadri in stucco. Di pregevole fattura, rappresentano scene campestri e soggetti biblici; spicca particolarmente la veduta di una villa con giardino all’italiana. Autore delle opere sarebbe un seguace del Veronese, forse il Pozzoserrato.

Sempre nel corso dei restauri è emerso il pavimento originale, in cotto.

Nel 1830 furono demolite le adiacenze dell’edificio, tra cui il parco e l’oratorio della Beata Vergine. Da quest’ultimo proviene una statua di Sant’Antonio da Padova oggi conservata nella parrocchiale.

(c) Testo Wikipedia

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Informazioni utili:

Dove: 


Via Moglianese P. 28 – Peseggia

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