Persistenze paleovenete e romane

Possiamo leggere le persistenze di epoche diverse in un territorio come le pagine di un libro, che possono essere sfogliate e sovrapposte a quelle delle civiltà anteriori, dando così l’impressione di aggiungere, con un semplice gesto ed una rapida lettura, ciò che la storia forgiò coi secoli. La presenza paleoveneta nel Miranese non è stata ancora compiutamente studiata, ma la topografia e la geografia locale ci possono indicare interessanti siti legati al fenomeno delle motte. Si tratta di manufatti, terrapieni circolari o a tumulo costruiti con materiale di riporto non meno di 3000 anni fa, con probabili funzioni di difesa e vigilanza del territorio. Tra i più importanti, Castelliviero a Zianigo mantiene nel proprio toponimo l’idea di un’antica fortificazione e nei luoghi particolari confinazioni e resti. Tuttavia molto meglio conservata rimane la Motta di Buffetto a nord di Peseggia, in un sito ricco tra l’altro di segnalazioni archeologiche romane e preromane.

Motta di Buffetto

Motta di Buffetto

Si presenta oggi come una anonima montagnola di terra, ricoperta da una fitta vegetazione, ma la sua presenza ricorda 3000 e più anni di storia, e l’epoca in cui la campagna circostante era ancora indecisa tra palude, boscaglia e pascolo.

Diverso l’approccio che con il nostro territorio ebbero i romani: con scopi difensivi prima e di mera bonifica poi, i romani tracciarono in tutto il veneto una serie di scacchiere viarie e di parcellizzazioni agrarie destinate ad essere assegnate a contadini-soldati, e chiamate centuriazioni. Nella Terra dei Tiepolo ne sono ben identificabili due, rispettivamente a nord e a sud del fiume Muson Vecchio, con quadratura di diversa dimensione ed orientamento.

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