Percorri i sentieri delle acque e dei mulini

Al fabbisogno alimentare di una città come Venezia, che nel tardo Medioevo e nel Rinascimento ed oltre assunse dimensioni ragguardevoli, si dovette far fronte con un’organizzazione del lavoro e della produzione agricola di tipo quasi industriale. Il fertile entroterra veneto cresceva grano in abbondanza, e la presenza di numerosi fiumi di risorgiva e a portata costante per l’intero corso dell’anno offriva l’idonea forza lavoro idrica per fornire la città di tutta la farina di cui aveva bisogno.

Fu così che i fiumi dell’entroterra veneziano, molti dei quali presenti nel territorio del Miranese, furono interessati dall’edificazione di decine di mulini che ancora oggi testimoniano la grande attività molitoria del passato. Si tratta di strutture abbandonate, adattate ad abitazione, talvolta recuperate come esercizio pubblico.

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Tra gli esempi più notevoli, si ricordano le strutture molitorie adiacenti il Castello di Stigliano sul fiume Muson Vecchio, e più a monte l’imponente Mulino Mazzacavallo; sul fiume Dese, in territorio scorzetano, sono tutt’ora visibili e curati il Mulino dei Todori, il Mulino Michieletto e il Mulino Pavanetto, in frazione di Cappella.


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